Storia del Museo di Chimica

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Gabriella Rambaldi Morchio

Un primo nucleo del Museo di Chimica può considerarsi costituito da diverso materiale (strumenti, collezioni di libri, documenti, etc.) che, nel corso degli anni, si è accumulato nei locali successivamente destinati all'Istituto di Chimica Generale, in via Balbi dapprima e quindi in viale Benedetto XV, 3.

Le collezioni di libri, tra cui diversi testi pietre miliari nella evoluzione delle discipline chimiche, sono state in generale trasferite alla sezione antiquaria della Biblioteca annessa all' attuale Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale (Centro di Servizi Bibliotecari di Chimica" S. Cannizzaro").

Una notevole quantità di materiale acquisito nel corso di più di 150 anni è costituito da strumenti, vetrerie, etc. destinati sia alla ricerca che alla didattica. Interessanti sono, per esempio, diversi piccoli apparecchi usati per illustrare, a lezione, dalla cattedra lo svolgimento di alcuni esperimenti cruciali, quali gli apparecchi usati, secondo Lavoisier, per l'analisi dell' aria, e rispettivamente dell' acqua, oppure per la misura allo stato gassoso della densità di una sostanza, e quindi del suo peso molecolare.

All'inizio degli anni '90, essendo Direttore dell'Istituto di Chimica Generale il prof. Riccardo Ferro, sono stati avviati il ripristino, recupero e riordino di questo materiale. Questo lavoro è stato svolto prevalentemente dalla Prof.ssa G.Rambaldi, con l'aiuto del tecnico Sig. A.Mori. In un voIumetto, pubblicato nel 1996 dalla stessa Prof.ssa Rambaldi (Istrumenti di Chimica: un laboratorio del XIX secolo) è descritto il risultato di questo ripristino condotto su un primo cospicuo gruppo di strumenti e della conseguente catalogazione in una "Collezione di strumenti chimici". Questo lavoro fu reso possibile anche a seguito di un generoso contributo della Regione Liguria che attraverso i suoi Uffici e il suo Personale competente suggerì anche la creazione di una struttura permanente (un "Museo") per la conservazione delle raccolte e, unitamente alle Autorità.Accademiche, ne auspicò la trasformazione in un Museo Laboratorio, in un Museo cioè in cui gli strumenti possano essere disposti, tra loro collegati, in base alla loro funzionalità e possibilmente messi in condizione di poter funzionare. Questa trasformazione è stata formalizzata con la istituzione ufficiale del Museo della Chimica da parte del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale con deliberazione del Dicembre 1999.

Tra il materiale di diversa natura esistente nell'Istituto di Chimica Generale ed in corso di sistemazione presso il Museo possono essere meritevoli di particolare attenzione due gruppi di strumenti.
 

  • Un primo gruppo risale al periodo di presenza di Cannizzaro ed è costituito da vetreria diversa, piccoli strumenti e alcune bilance analitiche. È interessante pensare che utilizzando anche queste apparecchiature sono state poste alcune delle basi fondamentali della teoria atomica della materia e più in generale della chimica.
  • Un altro gruppo di strumenti, che volentieri segnaliamo, risale agli anni '30 e comprende apparecchiature usate per la lavorazione dei minerali e dei metalli degli elementi delle terre rare. Interesse venne rivolto alla identificazione, separazione, preparazione dei singoli elementi di questa famiglia. Grandi quantità di minerali ed ossidi vennero lavorati e furono prodotti alcuni dei metalli puri lantanio, cerio, praseodimio, neodimio e successivamente samario) in quantitativi dell' ordine del chilogrammo. Contemporaneamente (con i Professori Rolla, Mazza, Iandelli) furono poste le basi di una serie di linee di ricerca (chimica delle leghe, cristallochimica, magnetochimica, termochimica) che si svilupparono nei decenni successivi ed a cui possono ricollegarsi alcune delle caratteristiche tematiche di ricerca attualmente perseguite in diverse sezioni del Dipartimento. Le apparecchiature, a suo tempo usate, comparabili a piccoli impianti-pilota, comprendevano numerose grandi capsule (fino a 50 litri di capadtà), e relativi fornelli, per dissoluzione, decantazione, cristallizzazione, precipitaziope, filtri sotto vuoto, impiantini per riscaldamento in corrente di HCl gassoso (per la preparazione di cloruri anidri), impianti per l'elettrolisi allo stato fuso (convertitrice, forni fusori, etc.). Questa apparecchiatura preparativa era accompagnata da una strùmentazione analitica pure abbastanza eccezionale per l'epoca, comprendente diversi spettrografi per visibile ed UV ed alcune delle prime strumentazioni commerciali a raggi X (trasformatori ad alta tensione, tubi generatori chiusi e aperti e relativa strumentazione per alto vuoto, spettrografi, camere per diffrattometria). Questo insieme di strumenti è per ora solo in parte ripristinato anche per l'ampio spazio che sarebbe necessario per una sua esposizione funzionale.

 

A conclusione si possono ricordare ulteriori preziosi interventi che rendono possibile il mantenimento e il futuro sviluppo del Museo. In particolare sono da menzionare contributi finanziari dei consorzi INCA (Consorzio Interuniversitario Nazionale Chimica per l'Ambiente), INSTM (Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e la Tecnologia dei Materiali), della Società Chimica Italiana, della Regione Liguria e della Fondazione CARIGE. Alcune strutture scientifiche, il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, il Dipartimento di Chimica Biologica, l'Istituto Arecco di Genova hanno trasferito nel MUSEO apparecchiature antiche in loro possesso. 
A tutti questi Enti va il vivo ringraziamento della comunità chimica.

Ultimo aggiornamento 15 Luglio 2024